Storia

Villa di Donato è situata a Napoli nella cinquecentesca Piazza Sant'Eframo Vecchio in prossimità del convento dei Cappuccini e delle annesse Catacombe, in quella parte della Napoli antica che si trova alle spalle dell'Albergo dei Poveri e del Real Orto Botanico.

Alla Villa si accede attraverso un ampio viale, circondato da giardini che conservano l'impianto settecentesco, con pini, magnolie e palme secolari. Monumentali, inoltre, sono le due araucarie centenarie, che delimitano lo spazio della corte principale, definendo alla vista la facciata della villa.

L'ingresso, che si apre sulla corte, è attiguo alla rimessa delle carrozze, nella quale sono stati inseriti - come tracce della memoria - alcuni marmi rinvenuti durante le operazioni di restauro del giardino.

Una scala a doppia rampa, che si interrompe per permettere l'accesso al giardino d'inverno, introduce al piano nobile, dove l'ampio salone ed i salotti conservano intatta l'atmosfera dell'epoca.

Gli affreschi del periodo di Ferdinando IV - ottimamente conservati e mai restaurati - evocano scene di caccia e di vita campestre attraverso tralci di fiori, voli di uccelli, ghirlande e grottesche. Questi presentano anche riferimenti più domestici, ritraendo gli antichi abitanti della casa, dei fondi rurali di pertinenza e gli artigiani ed i progettisti che realizzarono la Villa. Le specchiere e gli arredi ricordano antichi giochi di luci e di candele.

Il lavoro di recupero della dimora ha coinvolto l'intera famiglia riscoprendone l'antica atmosfera di casa vissuta ed amata, accogliente ed aperta frequentemente agli amici.



Villa di Donato ha assunto la configurazione attuale già dal 1700, quando la struttura originaria sita nel Bosco di Sant'Eframo venne trasformata in "casino di caccia" dai Baroni di Donato di Casteldonato.

La casa, rimasta disabitata per circa trent'anni dopo la morte della Marchesa Maria, solo recentemente ha recuperato la sua originaria caratteristica di residenza familiare.

Gli stessi proprietari hanno affrontato la sfida del recupero conservativo della Villa, rintracciando nelle memorie di famiglia e nei documenti le linee guida dell'intervento. Il loro scopo è stato, infatti, quello di mantenere intatta l'identità della casa, aiutati - in questo appassionato restauro "romantico" - dalla sostanziale unità dell'impianto architettonico che non ha subito, nel tempo, significative modificazioni.

Il lavoro di recupero ha consentito di restituire all'intero complesso il suo carattere di luogo di svago, di serena pausa dagli affanni, riconfermando la destinazione originaria, peraltro testimoniata dall'iscrizione presente nel giardino d'inverno, che ripercorre i nomi delle nobili Dame che, fin dagli inizi del '700, contribuirono a rendere questa dimora sempre più gradevole.


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